Beo.
Nemmeno il nano di Arcore aveva osato tanto.
E invece guarda un po' cosa ti combina il Romano, nella persona di Ricardo Franco Levi che, ahinoi, leggo essere stato giornalista:
ti spara un bel ddl secondo cui chiunque gestisca un "prodotto editoriale" sarà obbligato a iscriversi al "Registro degli Operatori di Comunicazione".
Cazzo ce ne fotte, direte? Qui viene il bello, perchè:
"Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso"
Beo no? Ma noi, col nostro stracazzo di blogghetto di cazzate che non guarda nessuno, ci entriamo o no?
Il signor Levi, nel più rigoroso stile "non dico mai un cazzo di concreto" oramai caro alla sinistra italiana fa sapere che:
"Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”
Ok, siamo oltre: si capirà cosa dice una legge solo dopo mesi dalla sua approvazione e per tramite di un qualcosa che all'atto pratico è al di fuori da ogni controllo dei cittadini.
Ah, dimenticavo, lo scopo ufficiale di 'sta merda è quello di garantire un'informazione più corretta e obbiettiva, ovviamente: lo strumento principe pare risieda nell'agevolare le cause per diffamazione..
Alla fine, ovviamente, i blog non verranno toccati (anche perchè basta poco spostarli su un server di Sealand o del Kazzynkulystan, per esempio): il problema è che l'informazione va sempre più veloce ed è sempre meno controllabile, e a un sacco di gente da fastidio.
Tipo a Prodi e a Padova Scoppia, regolarmente iscritti al miracoloso Bilderberg Golf Club, per esempio. Magari anche al loro amichetto Veltroni, uno che da quando fa politica non ha mai detto un cazzo di concreto che manco Andreotti ai tempi d'oro riusciva a parlare così tanto senza esprimere un concetto..
Già, forse è questo: magari hanno paura che la gente si svegli tutta su un colpo solo e cominci ad accorgersi di due o tre cosette che non vanno, anche se a giudicare dalle "primarie" di quella roba che non riesco neanche a pronunciare non direi..
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domenica 21 ottobre 2007
lunedì 12 marzo 2007
Afghanistan Bananistan
Abbiamo cominciato scacciando i talebani, con le femministe di turno che esultavano perchè finalmente sarebbero spariti i burka. Poi si è cominciato a parlare di peace-keeping (il che presume che se si vuole mantenere la pace debba esserci di già..) e di ricostruzione e bla bla bla. Poi polemiche sulle regole di ingaggio: gente che spara ai nostri soldati nascosta tra donne e bambini e questi che avrebbero dovuto fare i boy scout perchè ufficialmente non siamo in guerra. Poi più un bel niente. Si parlava dell'Afghanistan in maniera asettica che più non si può: le previsioni del tempo in confronto parevano una saga epica. Tutto bello tutto bene anzi meglio. Poi, a leggere tra le righe, si intuisce che le cose così bene non vanno: si parla di sacche di resistenza, offensive in grande stile e via dicendo. Comunque, pareva che gli afghani non vedessero l'ora di diventare l'ennesima stella della bandiera U.S.A. o U.E. Invece pare che la nostra stampa, sempre al servizio del cittadino e della democrazia, non sempre ce l'avesse raccontata giusta nei mesi passati: tant'è vero che questo articolo cita un rapporto pubblicato lo scorso settembre. Cmq, se volete tenervi informati un po' di più su quel che succede al mondo vi segnalo due sitarelli simpatici: Peace Reporter, dichiaratamente pacifista ma mai fazioso, e questo Security and Development Policy Group.
Ciriciao a tutti.
Ciriciao a tutti.
venerdì 9 marzo 2007
Ma la Francia non era il paradiso dei diritti civili?
Casso troppo avanti i francesi.. mica come in Italia, porca mignotta!!
Una soluzione democratica ed efficace ad ogni problema, e sempre con una certa eleganza formale.
La nostra sinistra ex-post-neo-comunista non sa se adorarli o rodersi il fegato dall'invidia.
Ecco un nuovo gioiello cesellato dai grand'uomini d'Oltralpe: se filmi o fotografi episodi di violenza e le divulghi senza essere un giornalista professionista rischi fino a cinque anni di reclusione e 75.000 euretti di multa. Il pretesto è arginare una moda stupida (schiaffeggiare le gente per strada, riprenderne le reazioni e postare il tutto su youtube e affini), i potenziali effetti sono sotto gli occhi di tutti. E non venitemi a raccontare che l'informazione in Francia è garantita comunque perchè li si che c'è una stampa libera: è una legge che è il trionfo della censura e del corporativismo.
La cosa peggiore è che, a voler fare due più due, si possono trarre elementi per conclusioni ben più gravi, su cui dovrebbero riflettere certi idioti nostrani:
se dilaga un fenomeno stupido e odioso, non basta far si che la gente non lo veda per fermarlo;
se c'è un problema di convivenza religiosa non basta far sparire tutti i simboli religiosi dai luoghi pubblici;
se c'è un problema di integrazione degli immigrati non basta infarcire la nazionale di pallone di algerini e neri delle ex-colonie, lasciando che nel frattempo vengano su ghetti dove di fatto vige la sharia e danno fuoco alle macchine;
se hai un terrorista e assassino in casa non basta dire che è un intellettuale ed un perseguitato politico.
Potrei continuare ma credo di aver dato l'idea.
Perchè scrivo tutto ciò? Non è certo per il gusto di parlar male dei francesi, anche se ammetto che mi stanno un po' sulle balle, ma piuttosto perchè è sotto gli occhi di tutti un grosso insegnamento che abbiamo l'obbligo di saper trarre: se i principi che ci animano, per quanto elevati e nobili possano essere, ci rendono incapaci di leggere la realtà e ci allontanano da essa il risultato sarà sempre disastroso.
Al solito, pigliate i miei sproloqui unicamente come spunto di riflessione: fra un po' diventerò come i nonni del circolo per anziani e comincerò a filosofeggiare anche sulla lista della spesa..
Una soluzione democratica ed efficace ad ogni problema, e sempre con una certa eleganza formale.
La nostra sinistra ex-post-neo-comunista non sa se adorarli o rodersi il fegato dall'invidia.
Ecco un nuovo gioiello cesellato dai grand'uomini d'Oltralpe: se filmi o fotografi episodi di violenza e le divulghi senza essere un giornalista professionista rischi fino a cinque anni di reclusione e 75.000 euretti di multa. Il pretesto è arginare una moda stupida (schiaffeggiare le gente per strada, riprenderne le reazioni e postare il tutto su youtube e affini), i potenziali effetti sono sotto gli occhi di tutti. E non venitemi a raccontare che l'informazione in Francia è garantita comunque perchè li si che c'è una stampa libera: è una legge che è il trionfo della censura e del corporativismo.
La cosa peggiore è che, a voler fare due più due, si possono trarre elementi per conclusioni ben più gravi, su cui dovrebbero riflettere certi idioti nostrani:
se dilaga un fenomeno stupido e odioso, non basta far si che la gente non lo veda per fermarlo;
se c'è un problema di convivenza religiosa non basta far sparire tutti i simboli religiosi dai luoghi pubblici;
se c'è un problema di integrazione degli immigrati non basta infarcire la nazionale di pallone di algerini e neri delle ex-colonie, lasciando che nel frattempo vengano su ghetti dove di fatto vige la sharia e danno fuoco alle macchine;
se hai un terrorista e assassino in casa non basta dire che è un intellettuale ed un perseguitato politico.
Potrei continuare ma credo di aver dato l'idea.
Perchè scrivo tutto ciò? Non è certo per il gusto di parlar male dei francesi, anche se ammetto che mi stanno un po' sulle balle, ma piuttosto perchè è sotto gli occhi di tutti un grosso insegnamento che abbiamo l'obbligo di saper trarre: se i principi che ci animano, per quanto elevati e nobili possano essere, ci rendono incapaci di leggere la realtà e ci allontanano da essa il risultato sarà sempre disastroso.
Al solito, pigliate i miei sproloqui unicamente come spunto di riflessione: fra un po' diventerò come i nonni del circolo per anziani e comincerò a filosofeggiare anche sulla lista della spesa..
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